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martedì 11 giugno 2013

S'io fossi Flavio

Voglio dirlo chiaramente: abbiamo perso e me ne assumo tutta la responsabilità. In altri casi, in passato, non ho esitato ad attribuire le colpe a chi le aveva, anche quando si trattava di personalità della mia parte politica, quando non del mio partito, ma ho sempre pensato che occorra dire le cose come stanno, anche quando non conviene.
Oggi che al comando ci sono anche io, non voglio rifugiarmi in frasi di circostanza, non cercherò alibi. La colpa, benché non solo mia, è anche mia. Come attenuante, va riconosciuto che la Lega negli ultimi tempi non sta passando un bel periodo. Ma gli scandali, i diamanti di Belsito, i soldi in Tanzania, sono ormai cosa di un anno fa e non spiegano la disfatta di queste elezioni. D'altra parte, non si capirebbe come un partito devastato come il Pd, dopo i casi Penati, Mps (per tacere di quanto hanno combinato in Parlamento) abbia vinto dappertutto.
Se abbiamo perso, le vere ragioni sono altre, e bisogna avere il coraggio di ammetterle, se vogliamo rinascere.
Non abbiamo saputo allevare una classe dirigente nuova e credibile, e se ci siamo visti costretti a ricandidare Gentilini,  al quale pure ci lega affetto e riconoscenza, vuol dire che dietro di lui c'è davvero il vuoto.
Dobbiamo tornare ad ascoltare la nostra gente, i nostri militanti, ma anche - più in generale - i cittadini.
Da mesi parliamo di cose incomprensibili, come la Macroregione. Io stesso ho dedicato molte delle mie energie - troppe - nello sviluppo della mia lista , che al momento è percepita come un contenitore senza idee, che per giunta fa ombra alla Lega, una specie di autobus dove si sale coi propri voti, per regolare conti aperti con altri.  Non è così che dev'essere, su questo, io, ci ho messo la faccia.
L'intera strategia delle liste civiche è da rivedere. Anche perché a queste elezioni le hanno fatte meglio gli altri, vedi Bussolengo e Sona: più vere, più autentiche, io invece sono passato come il colonizzatore che arriva da fuori e non mi nascondo dietro un dieci o quindici per cento preso per dire che comunque è andata bene. Non è così.
Abbiamo il dovere di dire chiaramente ai nostri militanti cosa diventerà la Lega e, a posteriori, bisogna ammettere che tute quelle espulsioni sono state un errore. Ho dato l'impressione di essere della stessa pasta di quelli che ho combattuto, per anni, dall'interno.
Devo la mia fortuna politica alla mia capacità di ascoltare la gente, di capirne gli umori e interpretarli. Devo ammettere che, da qualche mese a questa parte, qualcosa si è spezzato.
C'è ora chi mi chiede le dimissioni ed è una richiesta che comprendo, dopo quanto successo in queste elezioni. Le mie dimissioni sono lì, sul tavolo, anche se intorno a me non vedo grossi geni della politica. Se me lo chiederanno, tornerò ad occuparmi al cento per cento della mia città, che ultimamente ho un po' trascurato e si vede, anche perché molte persone a cui ho delegato non si sono rivelate all'altezza. Ma anche questo, in fondo, è una cosa di cui mi devo assumere piena e totale responsabilità. 

martedì 28 maggio 2013

La Lega non ha perso per i diamanti

Spazzata via a Vicenza, aggrappata all'immortalità di Gentilini a Treviso, reduce da scoppole mai viste in provincia di Verona (come a Villafranca, dove ha preso il 3 per cento): la Lega Nord, il giorno dopo il verdetto delle urne delle elezioni comunali, si riscopre moribonda.
Cosa ha portato quella maggioranza (relativa) degli elettori veneti che solo pochi anni avevano affidato le proprie speranze di cambiamento al Carroccio a punire in modo così duro i candidati di quella che, un tempo, veniva chiamata "la Potentissima"?  I leghisti (quei pochi rimasti, almeno) dicono - in buona sostanza -   di aver perso per colpa dello yacht di Bossi jr e dei diamanti di Belsito. Insomma, per tutta quella sequela di scandali che ha portato, ormai più di un anno fa, alle dimissioni di Bossi da segretario e all'investitura, tra un tripudio di scope, di Maroni. La stessa spiegazione fornita, due mesi fa, per giustificare il flop alle politiche.
Sinceramente, ho i miei dubbi.
La Lega ha perso perché si è avviluppata su un tatticismo attendista tipico di chi non ha orizzonte: un tatticismo che l'ha portata a governare le tre Regioni del Nord nel momento di massimo scollamento dai suoi militanti. Militanti che non capiscono che roba sia la Macroregione, se il Pdl sia un alleato o un avversario, se la lista Tosi debba prendere i voti fuori dalla Lega o punti a svuotare sempre di più la stessa Lega fino a farla scomparire. Militanti che quando danno voce a questi dubbi, in modo più o meno colorito, rischiano di venire espulsi.
La Lega ha perso perché non ha (più) un progetto chiaro, perché continua a ripetere le sue parole d'ordine - contro gli immigrati, per esempio-  non rendendosi conto che gli italiani  in questo momento hanno altri problemi a cui pensare rispetto al fatto se la clandestinità sia o meno da considerarsi reato. Tanto più che gli immigrati scappano dall'Italia come e più degli italiani. Per non parlare poi di  autonomia e federalismo, concetti nobili che la stessa Lega ha contribuito a svuotare di senso negli inconcludenti anni al governo.
La Lega ha perso (e perderà) perché ha fallito la sfida del cambiamento generazionale. Dietro i Tosi, i Zaia, i Salvini (che per altro sono sulla scena da parecchio tempo) non ci sono volti nuovi su cui scommettere.  Ha cacciato Bossi per ritrovarsi con Maroni, fedele compagno del senatùr per 30 anni. Nei due comuni veneti più importanti, Treviso e Vicenza, ha candidato due icone ammaccate della vecchia guardia, come Giancarlo Gentilini e Manuela Dal Lago, la stessa che ha commentato:  "Perché ci dovrebbero votare?". Già, perché?