sabato 19 dicembre 2015

Mal di Capodanno

Dopo aver appreso che sarà il cantante Mal a condurre i veronesi nel 2016, mi è venuta in mente una piccola riflessione sui concerti di Capodanno in piazza Bra nell'ultimo decennio, sintetizzata da questa sofisticata infografica.



Palazzo Barbieri, abbiamo un problema. O no? 

P.s. Piccolo trivia: il blocco del riquadro in alto a sinistra (Little Tony, Dik Dik, Mal, Ricchi e Poveri) viene direttamente dalla finale del festival di Sanremo del 1970.

venerdì 11 dicembre 2015

Tutto quello che sapete sull'inquinamento a Verona è falso

Quando si parla di smog e inquinamento, si scontrano spesso due atteggiamenti, ugualmente superficiali: allarmismo e menefreghismo. In entrambi i casi, si tende a non fare i conti con i dati e i numeri reali, ma a rifugiarsi nelle proprie certezze. Adesso che a Verona si è tornato a parlare di aria inquinata, è forse il caso di dare un'occhiata a quei numeri, per vedere cosa ci dicono.

 L'aria che stiamo respirando  è la peggiore, tenuto conto del periodo, dal 2006 a questa parte. 

Nel 2015 è già stato ampiamente sforato il tetto dei superamenti consentiti per anno. I picchi di inquinamento in città sono solitamente tra gennaio e febbraio, quindi presumibilmente il peggio deve ancora venire.


Comunque, dai picchi di inizio mese, le polveri sottili in città stanno gradualmente calando


Ma non è vero che Verona è sempre più inquinata, anzi. Da dieci anni a questa parte la concentrazione media di polveri sottili, sia il pm 10 che il pm 2.50, è in calo costante. Il 2014 è stato l'anno con meno smog dei dieci precedenti, quest'anno il secondo meno inquinato. 

Il tavolo zonale della Provincia, per far fronte allo smog, ha rafforzato il tradizionale blocco delle vetture no kat. Per i motori a benzina, oltre agli euro 0 a benzina, sono stati aggiunti anche gli euro 1. Confermato, per i diesel il blocco di euro 0, euro 1 e euro 2. 


Ma questo provvedimento è destinato ad avere scarsi effetti se non nulli, visto che colpisce appena il 12 per cento del parco circolante. Senza contare che il blocco è in vigore a singhiozzo, da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 17.30. 



Di fatto, l'unico modo per abbassare significativamente lo smog in questo periodo è la pioggia. Non a caso, i Novembre 2010 e 2013 caratterizzati da moltissima pioggia (il primo fu il mese della grande alluvione)  sono stati i meno inquinati dell'ultimo decennio.

Peccato che nelle ultime settimane di pioggia se ne sia vista pochissima e non ne sia attesa per i prossimi giorni. Non rimane che votarsi al cielo, sperando che Santa Lucia o Babbo Natale ce ne portino almeno un po'. Sarebbe un regalo molto gradito

(Dalla rubrica Il fatto della Settimana su Radio Adige. Qui un mio articolo del Corriere del Veneto sull'argomento) 


lunedì 30 novembre 2015

La fine dell'Impero Tosiano #5: Giorgetti, le ragioni di una candidatura

Habemus anti-Tosi. Troppo presto per dire se la candidatura di Alberto Giorgetti sarà quella giusta per compattare il centrodestra veronese, ma di certo l'endorsement di Silvio Berlusconi al deputato ha dato il via, ufficialmente, alla campagna elettorale.


Quella di Giorgetti è, a mio avviso, un'ottima mossa. Come dite? E' stato Berlusconi a muoversi? Suvvia, non scherziamo. Nessuno può credere che l'ex Cavaliere abbia niente di meglio da fare, quando manca circa un anno e mezzo alla scadenza del secondo mandato di Tosi, di mettersi a pensare a Verona, quando ancora piazze cruciali come Roma e Milano (dove si vota in Primavera!) sono nel caos più totale.
No, qui è tutta farina del sacco di Giorgetti che ha messo in fila una strategia perfetta. Ha cominciato a farsi notare, sia a Verona ("Se qualcuno me lo chiede, io sono disponibile") sia a Roma, aderendo ad una associazione di Giorgia Meloni e avvicinandosi a Fratelli d'Italia. Così magari Berlusconi gli avrà chiesto: "Ma Alberto, che fai? Mi abbandoni per la Giorgia?". E zac: ecco l'investitura a sindaco di Verona.
Giorgetti ha un indubbio vantaggio: è la persona più titolata, trai politici del centrodestra veronese, per ambire al ruolo di sindaco. E' stato per tanti anni viceministro dell'Economia, ha fatto avere a Verona (alla fiera, in particolare) un sacco di soldi. Adesso sento tanti che dicono: "Berlusconi, indicandolo così presto, l'ha bruciato". Tutt'altro, a mio avviso. E provo a spiegare perché.
Il centrodestra anti-Tosi ha in mano il biglietto della lotteria ma non ha ancora un candidato. Si è creato un asse tra la Lega Nord e l'associazione Battiti (gli ex assessori del primo mandato di Tosi) che hanno cominciato a fare un lavoro "dal basso", che avrebbe dovuto portare in modo quasi naturale alla scelta del cavallo su cui puntare. In questo percorso, Giorgetti non aveva la minima chance e lui l'ha capito subito. E ha capito anche che, se non si muoveva in fretta, sarebbe stato troppo tardi per essere della partita. L'unico modo per giocarsi le sue chance era un'investitura "dall'alto". Ecco quindi il ricorso a Berlusconi.
Ora, non mi avventuro a dire che Giorgetti sarà il candidato. Ci saranno mugugni, veti. Si farà notare che lui da tanto tempo è a Roma, assente dal territorio. Si ricorderanno i suoi tanti cambi di casacca, e la vicenda ancora non chiarita delle non-dimissioni da parlamentare. Eppure, il profilo di Giorgetti ha anche indubbi punti di forza. Intanto, fu proprio l'An guidata da Giorgetti, nel 2007, a virare su Tosi, contribuendo a dar vita a quella che nella narrazione popolare del centrodestra è stato "l'ottimo primo mandato del sindaco", che si contrappone al "pessimo secondo mandato", che trarrebbe origine proprio dalla rottura tra Tosi e Giorgetti e dalla volontà del primo di far da sé. In secondo luogo, la candidatura di Giorgetti mette nei guai il Pd, che ha sostenuto due governi con Giorgetti sottosegretario (Monti, Letta) e ci si è alleato alle ultime provinciali in funzione anti-Tosi.
Altro che troppo presto, Giorgetti è già in fuga. E ora tocca agli altri rincorrerlo. 

venerdì 27 novembre 2015

Domande (senza risposta, per ora) sulla rapina a Castelvecchio

Ci sono ancora molte, troppe domande senza risposta sulla serata del 19  Novembre scorso, quella della rapina al museo di Castelvecchio. 

Si sa che tre banditi, il volto coperto dal passamontagna e armi in pugno, si sono introdotti nel museo all’orario di chiusura, hanno immobilizzato l’unica dipendente comunale presente e la guardia giurata, e hanno agito indisturbati per oltre un’ora. Alla fine, il loro bottino sarà di ben 17 quadri, alcuni preziosissimi (anche se il rimborso dell'assicurazione sarà una beffa), stivati nella station wagon della stessa guardia giurata che è stata poi usata per fuggire. Ma, come detto, tante cose ancora non tornano. Ad esempio:
  • Perché dalla centrale operativa della Sicuritalia, la ditta privata che ha in appalto la sorveglianza del museo, nessuno si è accorto di nulla, se non oltre un’ora dopo la fine della rapina, quando la guardia giurata ha chiamato per avvertire della rapina
  • In particolare, perché nessuno ha notato che l’allarme a Castelvecchio non era stato inserito come ogni giorno tra le 19.40 e le 20, tanto più che negli ultimi tre mesi solo una volta era stato inserito alle 20.30 per un convegno al museo, ma dopo aver informato la ditta del cambio di programma?
  • E perché, sebbene Castelvecchio sia uno dei principali siti sorvegliati che assorbe oltre un terzo del budget del contratto di appalto, è sfuggito al controllo, mentre la stessa ditta ha rilevato che in una piccola scuola materna di Verona, le Maggio Ciondolo, quella stessa sera alle 20 l’allarme non era inserito e ha ordinato un controllo?
  • E ancora: è solo fortuna, quella dei rapinatori, di aver scelto come giorno per il colpo quel giovedì in cui c’era un solo dipendente comunale in servizio mentre in regola sono molti di più, e ad esempio la sera prima c’erano ben cinque dipendenti al museo?
Sono questi alcuni dei punti sollevati anche da Flavio Tosi nella sua relazione al consiglio comunale. Il sindaco ha già deciso di rivalersi contro la ditta di security, sostenendo che se tutte le procedure fossero state rispettate, quella sera, la rapina del secolo a Castelvecchio non sarebbe mai potuta avvenire. 

(dalla rubrica Il fatto della Settimana su Radio Adige

venerdì 13 novembre 2015

Verona, l'isola felice (che non c'è)

Una disoccupazione più bassa non solo della media veneta, ma anche  di quella statunitense, o tedesca. Un ulteriore crescita di posti di lavoro, nell'ultimo trimestre, dell'1,18 per cento con una previsione di un ulteriore, simile aumento nel quarto. Questo favorito dalla dimensione medio-grande delle imprese, dalla più massiccia presenza di multinazionali in Italia dopo Milano, e dal fatto che otto imprenditori su dieci, quando fanno utili, li reinvestono nelle loro aziende. Il ministro del Lavoro Poletti ha parlato di "un esempio per tutto il Paese".



Questa isola felice, nel contesto ancora turbolento dei primi timidi accenni di ripresa dopo sette anni di crisi nera, è Verona. Almeno, questa è la fotografia della città e della sua provincia scattata da Confindustria, in occasione dell'assemblea di lunedì scorso al PalaSport. Il Corriere della Sera ha parlato di una "piccola America del lavoro", soprattutto in confronto a quello che accade nel resto d'Italia.

Come chi abita a Verona sa bene, la situazione non è così rosea come la si dipinge. Lo stesso presidente degli industriali, Giulio Pedrollo, ha parlato di una città a due velocità, dove l'economia corre ma le grandi opere, le infrastrutture e i progetti restano al palo, in una preoccupante situazione di immobilismo. Basta pensare all'eterna vicenda del traforo delle Torricelle, all'Arsenale, per non parlare di insediamenti commerciali come Ikea.

Ecco che l'analisi di Pedrollo è stata letta da più parti come un fendente diretto a Flavio Tosi, che in Comune sta passando tempi molto difficili, con una maggioranza sempre più sottile. "Ognuno fa quel che può con le risorse e i poteri che ha, sarebbe come se io dessi la colpa agli industriali della crisi", si è giustificato il sindaco. Eppure, i fatti di questi giorni sembrano dare ragione agli industriali. La delibera che dovrebbe portare un Esselunga di fronte alla fiera è ancora impantanata a Palazzo Barbieri, senza che se ne veda una via d'uscita.

(Dalla rubrica Il fatto della Settimana su Radio Adige)